Quanto ti conosci davvero?

Lo stress è l’effetto combinato di due cose che come in un circolo vizioso si rafforzano a vicenda. Il primo aspetto di questo “circolo” sono le emozioni negative, il secondo è la poca fiducia in se stessi, cioè l’idea di non essere in grado di affrontare facilmente i problemi attuali e futuri.

Ad aggiungere benzina sul fuoco, c’è la convinzione diffusa ma errata che le emozioni negative come la rabbia, l’insoddisfazione, la tristezza e molte altre, siano ineluttabili, siano cioè il prezzo da pagare per vivere e lavorare nella nostra società moderna.

Le emozioni sono un prezioso strumento che abbiamo ma che oggi ci appaiono come nostre nemiche.

È un po’ come se, guardando qualcosa che non ci piace, pensassimo che è la vista, cioè la capacità di vedere, a essere il vero problema e non quello che stiamo osservando.

Ciò è indotto sia dall’ignoranza del sistema di informazione, sia dalla necessità di trovare un colpevole a una situazione dolorosa.

Vediamo innanzi tutto i danni che lo stress provoca al nostro organismo.

Le ricerche di tantissimi centri e università in tutto il mondo dimostrano che l’80% delle malattie hanno come causa principale o come concausa significativa lo stress. Parliamo anche di tumori, infezioni, ictus e malattie autoimmuni in genere, sempre più presenti nella vita di molte persone.

Lo stress diminuisce la produttività in ogni ambito umano, blocca l’accesso alla parte creativa e all’intuito, deteriora i rapporti con gli altri e induce a vedere le altre persone come un nemico.

Ovviamente gli effetti sono ancora più ampi, ma non desidero aumentare il tuo stress andando avanti. Infatti, quando ci focalizziamo su qualcosa di negativo, le emozioni spiacevoli che proviamo in quel momento aumentano e stimolano la nostra mente a continuare a focalizzarsi su quell’aspetto fino a vederlo non come un fatto da gestire ma come un problema difficile, se non impossibile, da risolvere.

Ecco perché produciamo dentro di noi sempre più emozioni negative e quindi il loro accumulo, lo stress.

L’hai riconosciuto?

Le cose talvolta sono così evidenti, così macroscopiche, che non le vediamo più. Il motivo principale per cui produciamo uno stress emotivo è che mettiamo sempre il focus sulle cose spiacevoli, quelle che non vanno, immaginandole come problemi e difficoltà.

Questo atteggiamento fa sì che il nostro sistema di guida emotiva reagisca con tutta una serie di emozioni negative.

Ovviamente non ti suggerisco di fare lo struzzo e di non guardare quali problemi puoi risolvere, ma mettere l’attenzione e la tua focalizzazione su quelli che non puoi risolvere, che sono fuori dal tuo potere di gestione è un comportamento poco intelligente.

Quanti dipendenti di grandi aziende sono preoccupati per il futuro della propria ditta nei prossimi tre, cinque o dieci anni?

Cosa succederà quando cambierà l’amministratore delegato o quali sfide ci saranno da affrontare per la mia azienda nel futuro?

La domanda da porsi é: sono davvero situazioni che i dipendenti, al loro livello, possono gestire?

Ovviamente no, quando si trovano a un livello gerarchico troppo basso rispetto a quello del consiglio di amministrazione.

Quanti avvocati si preoccupano della lentezza delle cause giudiziarie con il conseguente allungarsi dei loro tempi di riscossione?

Quanti piccoli imprenditori si preoccupano del futuro politico dell’Italia o del rialzo dell’1% dello spread oppure della perdita di
competitività del sistema in Italia nei prossimi cinque o dieci anni?

Non dico che questi problemi non ci siano, né tantomeno che non avranno effetti sulla loro vita, ma quante di queste situazioni sono personalmente in grado di gestire o di influenzare?

Il terrorismo internazionale con l’Isis è una minaccia davvero presente nella nostra vita di tutti giorni tanto da occupare una parte dei nostri pensieri quotidiani?

Idee come la nostra salute e quella dei nostri familiari, il fatto di avere una casa e del cibo sulla nostra tavola, di poter dare un’istruzione ai nostri figli o andare al mare o fare una passeggiata in campagna non sono maggiormente degne della nostra attenzione, del nostro focus?

Eppure, spesso diventano importanti solo quando non le possiamo più fare, quando non riusciamo più a camminare sul prato, o quando  improvvisamente ci ammaliamo.

Soltanto allora sembra che la salute sia un aspetto su cui focalizzarsi.

Mostriamo attenzione per tante cose inutili e quindi non ci focalizziamo abbastanza sulle cose che contano davvero e per le quali ha senso lavorare, impegnarsi e creare qualcosa di valore…

Ma torniamo alle emozioni.

Ti accorgi che stiamo dando attenzione all’esterno di noi, a tutto ciò che i Media, i vari Social e la politica ci mostrano in continuazione?

È questa la causa primaria del nostro stress, proprio il fatto che invece di occuparci di noi, di come e del perché reagiamo in un certo modo, occupiamo la nostra mente razionale con pensieri inutili e dannosi su tutti i massimi sistemi del mondo sui quali però non abbiamo alcuna influenza.

Ne consegue che creiamo dentro di noi l’idea che non siamo in grado di risolvere i problemi futuri e così facendo chiudiamo questo circolo vizioso di cui ti parlavo all’inizio.

Ripetiamolo: lo stress è generato da un continuo flusso di emozioni negative, alimentate dalla continua focalizzazione sui problemi che non possiamo risolvere e che rafforzano in noi l’idea che non abbiamo il controllo della nostra vita.

In questa frase l’aggettivo “continuo” è la chiave per comprendere questo processo.

Individuata la causa primaria dello stress, il nostro compito è quello di trovare una soluzione.

È un dato di fatto che non possiamo gestire i grandi cambiamenti sociopolitici dei prossimi anni, né i flussi migratori, né i cambiamenti climatici, né sapere cosa faranno le borse nei prossimi uno, due o cinque anni.

Nessuno di noi può, a meno che tu non sia un leader politico o il capo di una grande azienda o un mega esperto di finanza.

Ma c’è una cosa che invece possiamo fare. Lo esprime splendidamente una frase riferita a Confucio che recita: non puoi chiedere al vento di soffiare nella direzione che desideri, ma puoi sempre orientare le tue vele affinché la tua barca vada dove tu vuoi andare”.

Anche se dal punto di vista storico non è certo che sia stata detta proprio dal grande filosofo cinese, sicuramente è una verità profonda e tipica dei suoi insegnamenti insieme a quello di molti grandi pensatori della storia.

Il suggerimento è quindi, per prima cosa, occuparsi dei “venti” che davvero hanno influenza sulla nostra vita e per seconda ma non meno importante, imparare a reagire consapevolmente agli eventi che accadono anche oltre la nostra possibilità di gestione. Per manovrare le vele della nostra nave, dobbiamo conoscerla a fondo, sapere cioè come e perché reagisce alle differenti situazioni, quali sono gli effetti se muoviamo il timone in una direzione piuttosto che nell’altra.

In sostanza, per essere in grado di agire consapevolmente invece che reagire emotivamente, occorre conoscersi bene.

A questo proposito ti suggerisco di approfondire il discorso su come reagire consapevolmente nell’articolo che trovi qui. Come sviluppare il proprio intuito.

Non è un caso che uno dei più  importanti suggerimenti che tutti i “grandi” pensatori, a partire da Platone, ci hanno tramandato è: “conosci te stesso che in greco è scritto γνῶθι σεαυτόν, gnōthi seautón.

Ma cosa significa davvero? Significa comprendere cosa ti guida, quali desideri e quali passioni hai, per quale motivo ti svegli la mattina e costruisci tutto ciò che fai.

Comprendere quali sono i tuoi comportamenti, le tue emozioni, le tue abitudini, il tuo modo di reagire e i motivi per i quali prendi una determinata decisione piuttosto che un’altra.

Quali sono i tuoi valori, le cose in cui credi, le cose per le quali tu sei disposto/a ad impegnarti fino in fondo.

Ogni imprenditore sa che se non definisce la propria Vision, la Mission,  i Valori, i comportamenti che ne derivano e se non crea un sistema efficace di gestione dei conflitti interni della propria azienda, non avrà alcun futuro.

Nella migliore delle ipotesi, galleggerà tra alti e bassi e soltanto il suo sforzo completo totale assoluto lo terrà in piedi.

Magari a costo di rimetterci la salute o la famiglia o sacrificando le proprie passioni e quindi la propria vita.

Concetti come Vision, Mission ecc. sono ormai conosciuti, studiati e applicati con metodi sempre più efficienti.

Ma allora perché l’imprenditore, il manager, il professionista non si comportano così con la loro risorsa più importante, cioè con loro stessi?

La risposta è semplice: nessuno ha fatto loro corsi di formazione in tal senso e inoltre i grandi attori del sistema economico sociale politico, tranne rare eccezioni, hanno la loro convenienza nel tenere le persone distanti da se stesse.

I romani avevano un detto: divide et impera.

Ecco che viene promossa e mostrata la cultura della competizione, della legge del profitto come scopo unico dell’azienda.

Per non parlare poi della ricerca dell’innovazione fine a se stessa, della velocità come valore positivo a prescindere.

Viviamo nell’esaltazione del capitalismo finanziario e del valore del libero mercato (scusa ma libero da chi, libero da cosa?).

È sempre più presente l’idea che lo Stato deve occuparsi solo di difesa, polizia e sistema giudiziario mentre il welfare è un freno allo sviluppo economico delle aziende.

Comprendo che dicendo questo posso avere urtato la sensibilità e le idee di qualcuno, ma invito quel qualcuno a rileggere attentamente quello che ho scritto.

Potrà così osservare che non ci sono idee politiche ma soltanto una rappresentazione di fatti senza alcun aggettivo negativo.

Fortunatamente il trend che sempre più avanza è un altro: cooperazione invece di competizione, attenzione massima agli stakeholder (non solo agli shareholder) invece che al profitto, sostenibilità ambientale invece che costi di produzione al minimo, creazione di valore sociale invece che di valore finanziario, capitale condiviso invece che capitale accentrato.

Innovazione utile invece che innovazione fine a se stessa, attenzione al capitale umano invece che al capitale finanziario o tecnologico, intelligenza relazionale invece che astuzia.

Ti invito a non scambiare queste parole per quelle di un visionario che vive nel mondo delle favole.

Questo è ciò che accade nella realtà. Ho una posizione privilegiata riguardo alla percezione di questo aspetto poiché per lavoro incontro ogni anno centinaia di imprenditori e professionisti che mi trasmettono questa realtà.

Perché tale realtà è visibile solo se sai cosa guardare, non la trovi sulle prime pagine dei giornali anche se sta già iniziando ad apparire negli inserti all’interno degli stessi.

Non la trovi nel TG, che serve per dividere le persone, ma inizia a trovarla nei programmi televisivi di approfondimento.

Spesso vengono presentati i casi di FAAC, ILLY, PATAGONIA o BRUNELLO CUCINELLI non come modelli da seguire ma come casi fuori dal comune e quindi isolati. Niente di più falso!

Ovviamente se l’azienda non fa profitto non può continuare a vivere ma il focus non è lì, sul profitto.

L’attenzione è volta a creare valore per tutte le persone che entrano in contatto con l’azienda: dipendenti, fornitori, clienti, l’ambiente sociale e l’ambiente naturale ecologico in cui l’azienda è immersa.

Come conseguenza di queste azioni, il profitto cresce in misura esponenziale perché è generato dalla cooperazione di tutte le forze in campo.

Le persone coinvolte in questo tipo di organizzazione, danno il meglio di sé, sono più produttive, più creative e risolvono in modi eccellenti tutte le problematiche che l’azienda incontra nella quotidianità.

Da questa sinergia deriva una maggiore efficacia dei processi, capacità di attrarre nuovi clienti e conseguentemente utili sempre in crescita, indipendentemente dalla congiuntura economica.

Nella mia esperienza personale e nel lavoro con molti imprenditori, sono proprio questi i concetti che approfondiamo e portiamo avanti e che si dimostrano anche generatori di utili sempre maggiori che vengono ridistribuiti tra tutti componenti dell’azienda.

Vedere l’azienda come un organismo vivente in cui tutti i componenti svolgono un ruolo fondamentale, permette di raggiungere risultati qualitativi e quantitativi molto ma molto superiori al vecchio approccio, anche in presenza di norme burocratiche di difficile comprensione, inefficienza delle infrastrutture e normative fiscali pesanti e incomprensibili.

Qual è il denominatore comune di questi imprenditori?

Proprio la costante attenzione a conoscere se stessi, a seguire il proprio intuito e le proprie passioni, a gestire al meglio i propri stati emotivi e a trattarsi bene così come trattano bene tutte le persone che sono in rapporto con loro, a ogni livello.

Dal più stretto collaboratore  all’ultimo dei loro dipendenti, dal cliente più importante a quello più piccolo.

Massima attenzione ai fornitori che invece di spremere considerano dei partner così come massima attenzione all’ambiente anche a costo di dotare le
proprie aziende di impianti di depurazione costosi o rinunciare all’utilizzo di prodotti che sono sì meno onerosi ma hanno un più alto impatto ambientale.

C’è una tendenza ancora forte a pensare: loro possono perché hanno già i mezzi, se lo possono permettere.

Invece se hai la fortuna o trovi il modo di parlarci, ti raccontano candidamente che loro hanno i mezzi perché se lo sono permesso prima di avere i soldi e hanno costruito la loro azienda sulla base di questi valori e del rispetto della loro vita e non viceversa.

Il ragionamento che fanno i più è: Quando guadagnerò abbastanza penserò ai miei dipendenti, ai clienti e ai fornitori, all’azienda e a creare valore per il mondo.

È un po’ come se una persona dicesse: quando finalmente starò bene, inizierò a mangiare cibi sani e nutrienti, farò esercizio fisico regolare, mi occuperò della mia salute emotiva, dedicherò tempo e risorse ad ampliare la mia consapevolezza, vivrò in un posto salubre eccetera. Sicuramente ti accorgi della stupidità di questo modo di ragionare.

Tutto ciò che abbiamo deriva dall’atteggiamento con il quale reagiamo alle circostanze della vita.

Ma quanto conta l’atteggiamento nella nostra vita?

Per comprenderlo è sufficiente vedere cosa succede alle persone una volta che hanno vinto alla lotteria.

Il 95% delle persone che vincono grandi somme di denaro alla lotteria, si ritrovano più povere di prima entro cinque anni. Attento, non solo perdono quello che hanno ricevuto con la vincita ma addirittura anche quello che avevano prima di giocare.

Sai come mai il 5% delle persone invece non perde i soldi ottenuti in modo così fortuito?

La risposta è semplice ma illuminante: erano già abbastanza ricchi prima di vincere quelle somme.

Quindi avevano già la mentalità e l’atteggiamento che li aveva portati a creare della ricchezza nella loro vita, e quindi sono stati capaci di gestire una ricchezza ancora più grande.

Questo fatto si ripropone ogni volta e non importa se si tratta di una vincita, di un nuovo potenziale cliente, di una nuova idea di business vincente o di un nuovo partner.

La vera differenza tra i tempi antichi e quelli moderni è che, mentre un tempo la vita era semplice a livello emotivo e faticosa a livello fisico e con poche possibilità di cambiamento, oggi siamo in un mondo di fatica mentale e di grandi opportunità di cambiamento.

Ne consegue che un tempo vi erano poche decisioni da prendere, poche relazioni da gestire e molto contatto con la natura.

Oggi, al contrario, dobbiamo prendere molte decisioni che possono portare a un miglioramento o a un peggioramento del nostro stile di vita e abbiamo da gestire tantissime interazioni con persone differenti.

Per questo motivo è sempre più necessario conoscere noi stessi e avere la capacità di gestire le nostre emozioni, molto più che in passato.

Tale “conoscenza” non è agevolata né dalla scuola né dalla società, che anzi spingono nella direzione contraria, verso la conoscenza dell’esterno invece che dell’interno di se stessi.

Ci sono molte persone che sanno tutto sul modo di agire e reagire dei calciatori della propria squadra di calcio, analizzano come si comporta il loro allenatore, l’atteggiamento della società sportiva e così via ma non hanno la più pallida idea delle dinamiche relazionali delle proprie famiglie o delle proprie aziende.

Altre esprimono giudizi su come si comportano quotidianamente i loro conoscenti su Facebook, sprecando, secondo le ultime statistiche, una media di tre ore al giorno sui Social ma non dedicano neppure trenta minuti a riflettere sui propri comportamenti.

Passano tre ore in media ogni giorno davanti alla televisione a vedere il Grande Fratello, Porta a Porta, Amici o altri programmi di intrattenimento e non dedicano al proprio spirito e alla propria mente neppure un’ora alla settimana.

Molti si preoccupano di come sfogare le proprie emozioni negative.

Vedi, trasformare le emozioni negative in forza ed entusiasmo in un minuto, non è difficile. Ci sono molti metodi di cui parlo in altri miei articoli che trovi in questo sito.

Ho creato, inoltre, un videocorso completo “Conosci te stesso: 6 tecniche per gestire lo stress sul lavoro e comunicare con il tuo inconscio” pergestire lo stress sul lavoro e trasformare le emozioni.  Nel corso insegno sei metodi estremamente efficaci.

Puoi trovarlo qui (se lo riterrai utile per te, mandami un messaggio e ti invierò un codice di sconto per ringraziarti del tempo che avrai dedicato alla lettura di questo articolo).  

La vera sfida però è ben più grande ed è rivolta a pensare a se stessi e alla propria azienda in modo nuovo.

Salire ad un livello di consapevolezza in cui usiamo le emozioni in modo utile e positivo.

Facciamo un esempio: proviamo a immaginarci di essere una barca e pensiamo all’acqua nella stiva come alle emozioni negative quali rabbia, frustrazione, tristezza e tante altre.

Le tecniche di trasformazione delle emozioni corrispondono alle pompe di sentina che svuotano l’acqua e la gettano in mare.

Più sono efficaci e prima la stiva sarà asciutta ma oltre a installare le pompe, sarà intelligente riparare tutte le falle più o meno evidenti per evitare che altra acqua entri nella stiva.

Questo è l’obiettivo di un percorso di consapevolezza, di crescita personale.

A quel punto l’acqua che occasionalmente cadrà nella stiva, sarà il risultato delle onde del mare che a volte potrà essere in tempesta. In quel momento entreranno in funzione le pompe e la barca potrà attraversare il mare in tempesta con sicurezza e coraggio fino a trovare un nuovo mare questa volta calmo e accogliente.

Questo, secondo me, è il percorso che ognuno dovrebbe intraprendere per creare valore nella propria vita e in quella delle persone intorno a sé.

Sarò felice se condividerai queste riflessioni e se vorrai scrivermi i tuoi commenti.

Ti auguro una buona giornata.

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