2/3 Cosa è l’intuito e come attivarlo volontariamente dentro di noi?

Vediamo come funziona il meccanismo dell’intuito analizzando cosa è successo nel mondo dell’industria negli ultimi quarant’anni e quali ne sono state le conseguenze.

Durante gli anni Settanta, c’è stato un grande boom di scoperte scientifiche e di nuovi prodotti industriali e le aziende erano solite presentare i loro prodotti rivoluzionari in anteprima mondiale ai convegni e alle manifestazioni del loro settore.

A quel tempo non c’era ancora internet e quindi le possibilità di pubblicizzare le novità erano limitate alle poche fiere e alle manifestazioni internazionali.

Iniziò sempre più a verificarsi un fatto che sulle prime non aveva una spiegazione: allo stesso convegno, venivano presentate in contemporanea nuove invenzioni e nuovi prodotti molto simili da due aziende concorrenti, le quali spesso provenivano da paesi molto distanti tra loro.

Durante i primi anni, gli addetti ai lavori pensarono di trovarsi di fronte a casi di spionaggio industriale e tra gli anni Settanta fino a metà degli anni Ottanta ci fu un vertiginoso aumento dei sistemi per la sicurezza aziendale.

Nonostante le misure ferree riguardo alla sicurezza delle informazioni aziendali, questo fatto si riproponeva con una frequenza sempre maggiore.

A quel punto alcuni scienziati iniziarono a pensare che ci doveva necessariamente essere un altro meccanismo che creava questo effetto, cioè la scoperta in contemporanea di nuove procedure e di nuovi prodotti da parte di aziende diverse.

Alcuni di loro ipotizzarono una teoria che immaginava un campo di informazioni condivise tra tutte le persone.

Era l’unica che potesse spiegare in qualche modo quanto stava accadendo nella pratica, ma quando fu avanzata vi furono molti dissensi poiché andava contro quello che si pensava possibile a quel tempo.

Per oltre vent’anni, gli scienziati di tutto il mondo continuarono a fare esperimenti in ogni campo cercando di avvalorare o confutare tale idea, e scoprirono non solo molte conferme a questa teoria ma anche che il Campo Quantico di Informazioni condivise aveva conseguenze importanti in molti altri ambiti della vita umana e non solo nelle nuove scoperte.

Esperimenti di natura sociale, come quello dei primi anni Ottanta conosciuto come effetto Maharishi, così come moltissimi altri esperimenti dei maggiori centri di ricerca in tutto il mondo, mostrano questo tipo di collegamento tra tutti gli esseri viventi.

Quello che è stato scoperto è che ogni individuo partecipa involontariamente alla creazione di quella che oggi è comunemente chiamata “super coscienza collettiva” o più scientificamente “campo quantico informazionale”, dove ogni pensiero e ogni idea viene raccolta e resa automaticamente disponibile per tutti gli altri esseri umani e contribuisce a creare le idee comunemente accettate e condivise da tutti.

Oggi per noi questo concetto è molto più semplice da comprendere poiché conosciamo il concetto di iCloud.

Pensa ai nostri telefoni cellulari, collegati costantemente con la famosa nuvola nella quale, talvolta involontariamente, inseriamo le informazioni e dalla quale le scarichiamo tramite internet.

Immagina adesso che una parte del nostro cervello, il lato destro, sia una sorta di antenna wireless sempre connessa con questa “nuvola” di informazioni.

La neuroscienza, fin dalla metà del secolo scorso, spiega che la parte destra del cervello è la sede della nostra creatività, e molti esperimenti ne mostrano il funzionamento.

Tutto questo ha delle conseguenze ormai note alle aziende che fanno della ricerca e dell’innovazione il loro punto di forza.

Infatti, i centri ricerca delle aziende leader nell’innovazione tecnologica sanno per esperienza che, se trascorrono più di dodici mesi tra il momento della scoperta teorica e quello della registrazione del brevetto, c’è una grande probabilità che quella invenzione sia già stata brevettata da qualcuno più veloce.

Nel 2014, la prestigiosa Università di Princeton ha pubblicato uno studio durato dal 1998 al 2013 con il quale ha dimostrato che l’impatto di particolari eventi collettivi che hanno emozionato e coinvolto emotivamente l’intera umanità, hanno influenzato il funzionamento di 134 elaboratori informatici disseminati in tutto il mondo.

Lo scopo di questo esperimento era di dimostrare in maniera incontrovertibile che gli esseri umani sono globalmente interconnessi tra loro, e che il loro “sentire” collettivo riesce a deviare perfino le risposte dei computer.

Se ci pensi, un concetto simile in psicologia è già conosciuto fin dai tempi di Carl Gustav Jung, il quale sosteneva: «Come oltre l’individuo esiste una società, così oltre la nostra psiche personale esiste una psiche collettiva, l’inconscio collettivo, che cela parimenti in sé grandi attrattive»

Molti grandi inventori della storia conoscevano intuitivamente tutto ciò e se ne servivano per le loro invenzioni.

Ad esempio, Thomas Alva Edison, conosciuto in tutto il mondo per essere stato l’inventore della lampadina, inventò anche il fonografo (precursore del microfono) e il cinetoscopio (precursore del proiettore cinematografico) e, con oltre mille brevetti, è diventato la persona con all’attivo il più alto numero di brevetti nella storia umana.

Nelle sue numerose biografie, viene indicato in dettaglio il suo modo, molto singolare, di fare nuove scoperte.

Nel suo studio, un posto speciale era riservato alla sua “poltrona delle invenzioni.”

Quando era alle prese con un problema che non riusciva a risolvere, si metteva a sedere su quella poltrona con accanto un piccolo tavolino e il taccuino dove annotava le sue idee.

Posizionava sul lato destro e su quello sinistro della poltrona due ciotole di metallo e teneva nelle mani due biglie di ferro.

Dopo aver passato qualche minuto a pensare al problema, entrava in una meditazione interiore abbastanza profonda da arrivare perfino ad addormentarsi.

Nel momento in cui si addormentava, la presa delle sue mani si allentava e le biglie sbattevano fragorosamente contro la scodella facendo svegliare Edison che in quel momento trovava nella sua mente la soluzione al problema.

Non sappiamo se avesse successo sempre o solo una parte delle volte.

Quello che sappiamo è che questo era il modo usuale con il quale accedeva al proprio canale intuitivo e oggi, alla luce delle scoperte sempre più profonde circa il funzionamento della nostra mente, conosciamo il motivo per il quale quel comportamento apparentemente bizzarro produceva dei risultati tanto brillanti.

Pensa a quando ti sei improvvisamente svegliato alle prime luci dell’alba con un’idea in testa, tanto geniale e tanto semplice che non capivi perché non ti fosse venuta in mente prima.

Avrai avuto molte di queste esperienze e sai che, se al momento non le avessi scritte sulla carta, entro breve sarebbero svanite dalla tua mente. Possiamo dire che hai fatto involontariamente quello che Edison faceva di proposito.

Molti artisti e persone creative, invece, utilizzano sostanze psicotiche che li portano in uno stato di consapevolezza limitata.

Che è una sorta di stato di trance, e in quello stato “creano” o, per meglio dire, ricevono le informazioni che altrimenti non riuscirebbero a ottenere nella fase della normale veglia.

Penso che il metodo di Edison fosse indubbiamente più salutare.

Cosa caratterizza la fase del dormiveglia e perché tutto ciò è possibile?

Gli scienziati hanno scoperto che il nostro cervello produce costantemente delle onde elettromagnetiche con ampiezza differente a seconda del nostro stadio di veglia/sonno.

Le onde con la più alta frequenza sono chiamate Gamma e caratterizzano l’attività cerebrale nelle fasi di particolare tensione emotiva.

Le onde dello stato di veglia attiva hanno una frequenza e un’ampiezza minore e si chiamano Beta.

Il cervello le produce mentre pensiamo e agiamo ad esempio sul lavoro o in qualunque altra attività quotidiana attiva. È la nostra condizione usuale di tutti i giorni.

Il livello di onde ancora un po’ più basse in termini di frequenza è chiamato Alpha.

Sono tipiche dei processi di apprendimento negli adulti ma sono anche lo stato normale dei bambini nei primi due – tre anni di vita. Infatti, nei primi anni la nostra capacità di apprendimento è impressionante se paragonata al resto della nostra esistenza.

Le onde con una frequenza ancora minore sono chiamate Theta e sono quello dello stato di trance o del dormiveglia e del sonno REM.

Il passaggio dalle onde Alpha a quelle Theta rappresenta lo stato più ricettivo, in cui la comunicazione con il campo quantico informazionale (la super-coscienza collettiva) è attivo e bidirezionale.

Infine, le onde con la minore frequenza sono chiamate Delta e sono quelle che il nostro cervello produce durante il sonno profondo.

Ognuno di noi ogni giorno ripercorre più volte questi passaggi e prima di addormentarsi ed entrare nelle onde Delta dobbiamo sempre passare da una fase di dormiveglia.

Lo stato Alpha, e successivamente Theta, era quello che Edison induceva su se stesso meditando profondamente ma, non volendo passare allo stato Delta del sonno, usava l’escamotage di creare il rumore nel momento in cui il suo corpo e le sue mani si rilassavano completamente perché si stava addormentando.

Quindi quello che apparentemente sembrava una stranezza, era invece un’efficace procedura che aveva escogitato il grande inventore per entrare volontariamente in quello stato dove la sua mente riceveva le informazioni importanti che poi una volta sveglio elaborava e metteva a frutto nella realizzazione di progetti, di scoperte e di invenzioni geniali.

Come per la maggior parte delle cose, oggi le tecniche e i processi sono molto più veloci e per raggiungere lo stesso risultato di Edison, cioè entrare e rimanere nello stato intuitivo per un tempo sufficiente ad avere le intuizioni necessarie, non c’è necessità di poltrone speciali o di biglie di ferro.

A questo punto appare chiaro il funzionamento del processo che porta ad avere le intuizioni.

Nel momento in cui entriamo in uno stato “meditativo” caratterizzato dalla frequenza delle onde Theta, e contemporaneamente ci troviamo in assenza di emozioni disturbanti, viene attivato “naturalmente” l’accesso al nostro innato canale intuitivo situato nell’emisfero destro del nostro cervello e accediamo così al campo quantico informazionale.

Questo ci aiuta non solo ad avere idee nuove e creative, ma anche a sapere come agire nella vita di tutti i giorni, con le sue innumerevoli scelte da prendere spesso “alla cieca”.

Al contrario, se le emozioni disturbanti o le aspettative bloccano l’accesso a queste informazioni, possiamo utilizzare soltanto la parte razionale, che analizza informazioni parziali, e il ragionamento, che è limitato proprio dalla mancanza di informazioni spesso significative.

In questa condizione, rimaniamo con il dubbio sulla validità della decisione presa.

Questo fatto genera a sua volta ulteriori emozioni negative che rallentano ancor più l’accesso all’intuito.

Quante volte hai sperimentato momenti in cui, per quanto ti sforzassi di riflettere su un aspetto, non riuscivi fare una scelta di cui essere sicuro?

Quante volte ti sei detto: “È meglio che lasci stare tutto, vado a dormire, penserò a cosa fare domani” e hai poi sperimentato come al mattino successivo la decisione fosse più facile da prendere?

Il detto “la notte porta consiglio” non significa rimanere tutta la notte sveglio a pensare a come agire, ma al contrario addormentarsi per vedere la mattina dopo le cose sotto una luce diversa e prendere una decisione con più chiarezza e semplicità.

Puoi vedere adesso come la modalità di cui stiamo parlando ricalchi gli stessi meccanismi che conosciamo e utilizziamo notte dopo notte, con la differenza che possiamo riprodurli volontariamente molte volte al giorno.

Comprendi quindi che allenarsi ad accedere al proprio canale intuitivo apre un mondo di opportunità.

Ci sono delle tecniche con le quali puoi migliorare e velocizzare l’accesso all’intuito.

La maggior parte delle forme di meditazione ad esempio aiutano in modo considerevole questo accesso anche se spesso utilizzano una modalità indiretta.

Cosa intendo per modalità indiretta? Nel momento in cui per un tempo ragionevole segui una meditazione guidata o un’altra forma di meditazione, permetti al tuo cervello destro di connettersi al campo della super coscienza collettiva e di scaricare le informazioni.

Queste informazioni sono disponibili ad un livello non consapevole all’interno della tua mente e affiorano nei momenti più disparati, in particolare mentre la tua mente razionale è impegnata in compiti leggeri, talvolta ludici, in pratica mentre stai pensando ad altro.

Come già detto, capita di alzarsi la mattina presto con un’idea in testa. Significa che durante il sonno, in particolare mentre eri nella fase Theta, hai avuto accesso al campo della super-coscienza collettiva e ti sei svegliato, per qualche motivo, prima di entrare nella fase Delta.

Il limite dell’utilizzo di metodi “indiretti” è che non scegli “a priori” quali informazioni intuitive vuoi ricevere.

Ovviamente meditare ogni giorno per 30 minuti o più è di grande aiuto perché comunque ricevi molte informazioni che poi affioreranno alla tua mente mentre non ci pensi ma è un processo random e non molto efficiente se paragonato ai metodi diretti.

Ciononostante, utilizzare la meditazione come forma di accesso all’intuito è di gran lunga più utile che accedervi in modo casuale mentre dormi.

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